Vino cotto

 

In Veneto è ancora viva l’usanza di bruciare la vecia (la vecchia) su roghi improvvisati un po’ ovunque. L’uso di accendere fuochi in questa notte, retaggio di antichi riti celtici, è comune anche ad altre regioni della Francia e della Gran Bretagna.In Friuli dischi infuocati benauguranti e propiziatori si fanno ruzzolare sui fianchi delle colline e delle montagne (famoso è il “Lancio das Cidulas” che si svolge nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a Comeglians, sulle montagne della Carnia), oppure si accendono covoni di rovi, chiamati pignarûl, con in cima un pupazzo che rappresenta la Befana (famoso è “Pignarûl Grant” della città di Tarcento).

In molti paesi del Veneto questi falò li chiamano panevin, e si crede che se le fiamme sono alte e vivaci, l’annata sarà buona e ci sarà “pane e vino” per tutti, se invece la legna stenta a bruciare e le fiamme sono deboli non rimane che sperare nell’infinita misericordi divina.

Vino cotto
Quando il vino prende forma

Per molte volte ho letto i racconti popolari e li ho ascoltati assaporando dolci casalinghi come il ” vino cotto” …

Ho quindi pensato di proporlo quotidianamente nella mia pasticceria ..

Abbiamo studiato per molto tempo questo dolce e con tecniche avanzate siamo riusciti a conservare tutto il gusto che solo dolci genuini prodotti con prodotti del nostro meraviglioso territorio possono farci gustare … 

La ricetta fate scaldare del vino rosso con delle spezie aggiungeteci della frutta secca e qualche pezzo di mela aggiungete dei pezzi di pane o meglio del pan di Spagna … Avvolgete il tutto con della pasta sfoglia e infornatelo mer una mezzoretta 

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